giovedì 24 maggio 2018

"Nutrizione 4.0: l'innovazione della certificazione NHACCP". Sabato prossimo, 26 maggio, simposio a Verbicaro


Creato, a Verbicaro, presso d'azienda ''Calabria Verde'', il primo laboratorio di analisi chimico-fisiche per la certificazione del processo "Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point", Nhaccp. Il tutto, grazie alla determinazione dei Comuni di Verbicaro, Aieta, Orsomarso, Papasidero, Praia a Mare e Santa Maria del Cedro.
L'organismo dell’Istituto controllo qualità Nhaccp Scarl, è costituito da istituzioni di eccellenza quali l’Università Tor Vergata di Roma, il centro di ricerca Futuridea, la Fondazione Its Bact e Bioconsult.
L’Istituto ha come obiettivo, tra gli altri, quello di identificare un paniere agroalimentare salutare basato su prodotti della Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, da diffondere e difendere in tutte le sedi preposte. 
Inoltre, l'istituto, insieme al laboratorio, sono in grado da offrire un servizio avveniristico e necessario alla luce anche dei recenti sviluppi della normativa Europea con il regolamento CE n. 1924/2006, e nazionale con l'atto 223 del 24 novembre del 2016 del Mipaf e della Conferenza Stato-Regioni , riguardo alla certificazione dei prodotti alimentari destinati al consumo umano. 
"Il processo Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point - si legge in una nota stampa - attraverso un percorso di tracciabilità di un biomarcatore nutrizionale, rappresenta l’evoluzione concettuale e scientifica del sistema Haccp, Hazard Analysis of Critical Control Point, dove il fine ultimo è il mantenimento di uno stato di salute ottimale del consumatore, attraverso la gestione della qualità nutrizionale dell’alimento. 
La certificazione Nhaccp dei prodotti alimentari destinati al consumo umano - continua la nota - assume maggiore valenza alla luce dei recenti sviluppi della normativa Europea (Regolamento CE n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre del 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari), delle disposizioni del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, recepite nella Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano e della Presidenza del Consiglio dei Ministri".
A tal fine, sabato prossimo nella sede di ''Calabria Verde, sita in contrada San Francesco a Verbicaro, si sono date appuntamento  le maggiori professionalità e menti del settore. 

PROGRAMMA
Ore 10,00 - Welcome coffee 
Ore 10,00 - Registrazione partecipanti 
Ore 10,25 - Apertura dei lavori - Moderatrice: Annamaria Francesca Mete 
Ore 10,30 - Saluti 
• Aniello Di Vuolo - Presidente dell’Istituto Controllo Qualità NHACCP 
• Francesco Silvestri - Sindaco di Verbicaro 
• Gennaro Marsiglia - Sindaco di Aieta 
• Antonio De Caprio - Sindaco di Orsomarso 
• Fiorenzo Conte - Sindaco di Papasidero
 • Antonio Praticò - Sindaco di Praia a Mare 
• Ugo Vetere - Sindaco di Santa Maria del Cedro 
Ore 11,15 - Intervengono 
• Laura Di Renzo - Ricercatrice e Professore di Genomica nutrizionale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Tor Vergata” di Roma 
• Carmine Nardone - Presidente di Futuridea, Membro dell’Accademia dei Georgofili 
• Ercole Mete - Responsabile tecnico ALPAA Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari Ambientali 
• Aloisio Mariggiò - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Commissario Azienda Calabria Verde 
• Giuseppe Zimbalatti - Direttore Dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria 
• Maria Brunella Stancato - Presidente Senior Italia per la Calabria 
• Vito Ferrara - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Direttore di Sanità 
• Antonio Limone - Direttore Generale Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 
• Ileana Parascandolo – Specialista in Scienza dell’Alimentazione
 • Adelmo Lusi - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Comandante per la Tutela della Salute 
• Franco Laratta - Amministratore della ISMEA Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare 
• Carmelo Salvino - Direttore Generale Assessorato Agricoltura Regione Calabria
 • Antonino De Lorenzo - Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Tor Vergata” di Roma 
Ore 13,30 – Conclusioni 
È stato invitato a partecipare il Presidente della Regione Calabria, On. Mario Oliveiro

giovedì 12 aprile 2018

"Comprendere il presente per costruire il futuro''. Il direttore di ''Limes'', Lucio Caracciolo, al master sull'intelligence dell'Unical


"Per fare politica estera e per sfruttare al meglio la collocazione geografica dell’Italia, c’è bisogno di un’identità nazionale precisa, sollecitata da una classe dirigente avvertita. L’intelligence può essere la chiave di volta del futuro, perché essa stessa è, nella sua funzione, non nelle persone, il cuore dello Stato".
E' quanto ha dichiarato il direttore della rivista ''Limes, Lucio Caracciolo, intervenendo al master in intelligence dell'Unical, diretto da Mario Caligiuri. 
"Le grandi compagnie telematiche - ha affermato Caracciolo - sono formidabili strumenti di intelligence e di influenza geopolitica. Ovviamente, quando queste sono al servizio degli Stati, non sono rivolte esclusivamente al consumo o al profitto, ma anche al mantenimento di un certo dominio statale o continentale. Spesso, infatti, entrano in questo grande gioco i fondi sovrani per influenzare l’economia e la geopolitica del pianeta. Non dobbiamo commettere l’errore – ha proseguito Caracciolo - di descrivere il mondo come se fosse un’entità unica. Oggi, infatti il 50% delle persone non usa tecnologie telematiche perché non è collegato ad internet». Occorre quindi distinguere - sostiene il Direttore di “Limes” - tra “Caoslandia” e “Ordolandia”. Il primo termine identifica una parte dell’area centrale del pianeta, dove si registra il progresso demografico più veloce al mondo ma è anche teatro di quasi tutte le guerre, nonché caratterizzata da stati-mafia e disastri ambientali e climatici. Rispetto ad “Ordolandia”, il dato, comunque, più interessante è quello dell’età mediana che in Africa si attesta al di sotto dei  20 anni mentre, ad esempio in Europa, arriva intorno ai 45 anni. Ciò - secondo Caracciolo  - produrrà effetti geopolitici di grande portata perché, come sosteneva Giovanni Arrighi, quando i giovani, in una società, superano una certa soglia, si verificano richieste di profondi cambiamenti sociali. In Europa infatti viviamo una certa tendenza conservatrice mentre in “Caoslandia” la spinta è quasi rivoluzionaria".
Il direttore di ''Limes'', ha, poi analizzato il futuro ruolo delle megalopoli, soffermandosi sullo sviluppo non pianificato di città come Lagos o Il Cairo, che sono di fatto fuori controllo.
Interessante è stata poi l’analisi del terrorismo come fenomeno alimentato dai media. "L’atto terroristico - sostiene Caracciolo - intende  indurre paranoia e irrazionalità, alimentando le teorie del complotto. A questo proposito dobbiamo considerare come le organizzazioni terroristiche siano anzitutto entità economiche che per alimentarsi trafficano droga, armi, petrolio e beni archeologici. Il mercato di sbocco di questi beni sono le nazioni ricche per cui occorre ribaltare il punto di vista dall’offerta alla domanda di criminalità".
Caracciolo ha, in seguito, accennato a Trimarium, il progetto infrastrutturale pensato e proposto in ambito polacco, sostenuto dalla Croazia e in una certa misura dalla Romania. "Trimarium riguarda l’Adriatico ma esclude l’Italia, riguarda il Baltico ma esclude la Germania. Italia e Germania vengono infatti considerate entrambe vicine alla Russia di cui, con il progetto Trimarium, si cerca in qualche modo di arginare l’avanzata".
Caracciolo ha, quindi, concluso analizzando gli attuali flussi migratori che sono aumentati perché si è creata una sorta di pressione tra il Nord Africa, da dove si concentrano le partenze, e il Nord Europa, che cerca di mantenere i migranti nel Sud del vecchio continente. In questo contesto l’Italia pretende solidarietà, mentre gli Stati dell’Europa del Nord invocano la responsabilità degli altri. In una situazione di deficit demografico, come quella dell’Italia, la risposta al fenomeno migratorio deve essere quella di creare le condizioni strutturali per gestire il fenomeno attraverso un sistema di immigrazione controllata. 

martedì 13 marzo 2018

Il racconto, dal vivo, di un cronista obiettivo e critico

Pomezia, ieri mattina, si è stata svegliata da una di quelle notizie che catalizzano l’attenzione generale, e guai se non lo fosse. 
Tre maestre di una scuola dell’infanzia statale sono state accusate di aver usato violenza fisica e verbale ai danni di alcuni bambini. Contro le maestre, i carabinieri della stazione di Pomezia hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Velletri su richiesta della Procura. Per le tre donne, tra i 46 e i 61 anni sono stati disposti gli arresti domiciliari. 
L'indagine è partita a febbraio dopo le denunce presentate da quattro mamme, che avevano notato comportamenti strani e violenti nei propri figli. I carabinieri, con l’aiuto di intercettazioni ambientali e telecamere installate nella scuola hanno svolto le indagini che purtroppo sembrano aver confermato le paure e i sospetti dei genitori
I bambini, di un età compresa tra i 3 e 5 anni, avrebbero quindi subito violenza sia fisica che psicologica, oltre ad umiliazione e vessazioni di vario genere.
La notizia è di quelle che fa tremare una piccola comunità come quella di Pomezia, comune di circa 60000 abitanti alle porte di Roma,  e come in ogni piccola comunità che si rispetti la storia dei bambini è balzata da un bar al altro, al mercato, per strada e suoi tanto attivi social. 
Il sindaco, Fabio Fucci, ultimo fuoriuscito dal movimento 5 stelle e pronto a ricandidarsi con una sua lista civica come Pizzarotti insegna, non ha perso tempo e già poche ore dopo la notizia degli arresti dalle sue pagine ufficiali ha subito espresso il proprio sdegno e vicinanza ai bambini e alle loro famiglie - Questi arresti destano molta preoccupazione perché riguardano persone a cui tutti noi affidiamo i nostri figli quotidianamente. Quando si toccano i bambini e si vanifica il ruolo educativo e formativo delle scuole di ogni ordine e grado è una sconfitta per tutti. Ringrazio le forze dell’ordine per il loro lavoro e confido nell’operato degli inquirenti per la conclusione delle indagini al più presto
Da quel momento tutti, e dico tutti hanno espresso un opinione a riguardo, improvvisamente Pomezia è diventata centro del mondo, i bambini le maestre i genitori, il negozio di alimentari accanto alla scuola, il benzinaio, il medico, tutti si sono sentiti in dovere di esprimere un giudizio, un opinione. Come è inevitabile del resto nel mondo dei social, dove però tutta questa ricerca irrazionale di verità e bisogno di  giustizia è amplificata in maniera anarchica, tanto che il comandante dei carabinieri della stazione di Pomezia ha dovuto smentire alcune informazioni che giravano sui vari gruppi della città, presi d’assalto dal popolo del “commento facile”.
Ovviamente un fatto del genere, se confermato dal giudice, è da condannare in maniera forte e decisa, e non c’è neanche bisogno di specificarlo, ma in un momento in cui le tensioni sociali sono al limite, in cui troppo spesso si pensa di potersi far giustizia da soli, è meglio lasciare a chi di dovere certi compiti. 
In questa storia, a differenza di tante , troppe, altre, ci sono alcuni elementi che non possono che ritenersi positivi e capaci di farci sperare in una risoluzione del problema. Elementi che possono farci guardare al futuro con maggiore speranza e non con la paura di vedere i nostri figli vittime di qualunque tipo di violenza dentro le nostre scuole.
Innanzitutto il coraggio delle mamme, capaci di capire i disagi dei propri figli e forti da andare dai carabinieri appena hanno avuto il sentore di qualcosa di strano.
Le forze dell’ordine, e le loro indagini fatte nel silenzio e risolte in poco meno di un mese, con il pronto arresto delle sospettate e relativa sospensione del servizio.
La ferma e decisa condanna delle istituzioni che senza giri di parole, dalla voce del sindaco, ha condannato ed espresso l’assoluta vicinanza alle vittime.
Sembra scontato ma non è sempre così davanti a fatti di cronaca di questo genere, spesso abbiamo letto di maestre trasferite, di accuse ai genitori delle vittime e di indagini lente e mai risolutive. Questa volta tutto questo sembra, almeno per ora, non essere successo.
Credo che tutti siamo contro la violenza sui bambini non c’è bisogno di scriverlo su facebook.

Matteo SAULLO

lunedì 12 marzo 2018

L'università della Calabria compie 50 anni. In uscita un libro su Aldo Moro


Nell’ambito dei festeggiamenti dell'ateneo calabrese, la casa editrice ‘’Rubettino’’ annuncia l’uscita di un libro su Aldo Moro e l’Intelligence, curato da Mario Caligiuri.
Era il 1968, quando venne promulgata la legge che istitutiva l’Università della Calabria (n° 442  del 12 marzo 1968), che poi avviò le sue attività nel 1972. 
Il Presidente del Consiglio era Aldo Moro, lo statista democristiano del quale tra poco ricorreranno i 40 anni del suo rapimento e del suo assassinio. 
Ancora l’eco degli scontri di Valle Giulia non si era spento e i giovani italiani erano in rivolta. Aldo Moro era proteso verso la strategia dell’attenzione per rendere la società italiana più partecipata. 
In tale contesto si colloca anche questa ricorrenza, che vide, poi, il consigliere economico di Moro a Palazzo Chigi, Beniamino Andreatta, diventare il primo rettore dell’Unical che impostò come un campus americano, con una visione anche adesso modernissima.
Andreatta si dimise, successivamente, in polemica con la classe dirigente locale. 
Aldo Moro, aveva, comunque, un grande rapporto con la Calabria essendo la madre, Fida Stinchi, di Cosenza, dove aveva studiato e insegnato all’Istituto “Lucrezia della Valle”. 
Al Presidente della Democrazia cristiana, l’Università  della Calabria ha dedicato, il 13 maggio dello scorso anno, un convegno  nell’aula “Caldora” dal titolo “Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere”, nell’ambito degli approfondimenti scientifici dello studio dell’intelligence, per il quale l’ateneo calabrese è all’avanguardia. ù
Da questo simposio è nato, poi, un libro, curato da Mario Caligiuri, uno dei più importanti studiosi di intelligence del nostro Paese.  Il volume, ha lo stesso titolo del convegno e verrà presentato in anteprima il 9 maggio 2018 a Roma alla Camera dei Deputati.
Il testo, che ha la prefazione di Paolo Gheda, contiene saggi di Andrea Ambrogetti, Francesco Maria Biscione, Vera Capperucci, Massimo Mastrogregori e Giacomo Pacini. Inoltre contiene delle trascrizioni da Virgilio Ilari e le testimonianze di Ciriaco De Mita e Luigi Zanda.
"Si tratta della prima organica riflessione che affronta questo aspetto poco studiato della vita politica di Aldo Moro - si legge in una nota -.  Infatti, Aldo Moro ha profondamente segnato la storia del nostro Paese. La sua figura però è schiacciata sulla tragica fine, lasciando in ombra la lunga azione politica. Negli anni della guerra fredda, Aldo Moro è sempre centrale nelle fasi che allargano la partecipazione politica, prima ai socialisti e poi ai comunisti. È Presidente del Consiglio in occasione il “Piano Solo” del 1964 e Ministro degli esteri durante la strategia della tensione. Profondo conoscitore dello strumento dell’intelligence, ne sa utilizzare le informazioni e sa dialogare con gli uomini che la praticano, come Giovanni De Lorenzo, Vito Miceli e Stefano Giovannone. Proprio a quest’ultimo scrive durante la sua prigionia. Aldo Moro dimostra che un uomo di Stato è anche un autentico uomo di intelligence, poiché sa riconoscere e utilizzare questo fondamentale strumento nell’interesse della Repubblica. Sotto il profilo dei rapporti con l’intelligence, la vicenda di Aldo Moro è ancora tutta da scrivere per sottrarla alle riscritture".
Mario Caligiuri, prosegue il suo impegno di ricerca, durante il quale ha già approfondito la figura di Francesco Cossiga e ampliando, scientificamente, lo sguardo sull’attività dei Servizi che rappresentano la “dimensione mancante della storia”. 
Un libro spiazzante che illumina sotto una nuova luce il ruolo insostituibile dell’intelligence e l’esperienza politica dello statista democristiano, confermandolo un faro della Repubblica. 

martedì 6 marzo 2018

La cultura islamica al master sull'intelligence


“Comprendere il mondo islamico è uno dei problemi del mondo contemporaneo e va affrontato con competenza e serietà”. Lectio del direttore del laboratorio del mediterraneo islamico dell’Unical, Alberto Ventura, al master sull’Intelligence, diretto da Mario Caligiuri.
Il docente, ha illustrato le coordinate culturali per comprendere l’islam, identificandolo attraverso la lingua, la storia, la cultura, spiegando anche le differenze tra sunniti e sciiti, valori e l’ideologia dell’Islam.
Ventura ha, poi, evidenziato la gradazione delle autorità delle fonti: il Corano, la Sunna e il Consenso che è “l’elaborazione della dottrina, verificato generazione per generazione. Il fondamentalismo, si basa sull’interpretazione letterale dei testi. Il fenomeno, dopo essere nato alla fine degli anni ‘20 del novecento in Arabia Saudita, si è imposto con la guerra in Afghanistan e sviluppato con la strategia del “nemico lontano”, identificato con l’Occidente.
L’attentato dell’11 settembre - ha continuato Ventura - è andato al di là delle previsioni, ma non ha provocato la legittimazione popolare nel mondo islamico. Dopo Al-Quaeda si è imposta l’Isis, quasi del tutto debellata, ma, sicuramente, ci saranno evoluzioni non prevedibili. Per rispondere in modo efficace occorre conoscere storia, cultura e genesi del mondo musulmano e del fondamentalismo.
Anche l’informazione generalizza e semplifica e invece di aiutare la comprensione profonda la banalizza. Infine – ha affermato il docente - la scuola ha un ruolo decisivo per promuovere l’associazione tra le culture, approfondendo, in questa direzione, la cultura islamica attraverso la formazione degli insegnanti e la definizione di programmi specifici”. 

venerdì 2 marzo 2018

Ci vuole rispetto nelle parole e nei fatti!


Sono giorni che scrivo e cancello i miei pensieri. Scrivo e ripenso. Ripenso, scrivo e, poi, cancello tutto. Vorrei tanto dimenticare quelle immagini, ma non ci riesco. Vorrei tanto si fosse trattato solo di un incubo, ma la realtà è, ahimè, un’altra.
In questa campagna elettorale, la più brutta della storia per mia memoria, e nella quale non entro, volutamente, nel merito, è entrata come un fulmine una notizia che mi ha fatto accapponare la pelle.
Le immagini di un’insegnante, badiamo bene, un’educatrice dei nostri figli, dei nostri nipoti, che augura la morte ai poliziotti e che inveisce contro la divisa, esternando le frasi più assurde, ha dell’incredibile.
Un docente dovrebbe insegnare la non violenza. Dovrebbe educare i piccoli al bene, alla pace al rispetto per le forze dell’ordine. Non ho visto tutto ciò in quelle immagini. Ho percepito solo rabbia, odio e disprezzo.
In un altro post, pubblicato nelle settimane scorse, riferendomi al ferimento di un carabiniere, durante una manifestazione, ho parlato di mancanza di rispetto, di cultura storica.
Ma come si può oltraggiare una divisa? Come si può deridere e schernire uomini e donne che lavorano, operano, vivono e indossano quegli abiti tutti i giorni per proteggerci?

Qualcuno potrà dirmi che sono di parte. Si.... lo sono. 
Sono figlia dell’arma e me ne vanto. Ho rischiato di perdere mio padre in servizio. So cosa vuol dire aspettare che torni a casa dopo una giornata di lavoro insieme ai suoi ‘’Angeli’’, (così amavo chiamarli da piccola).
So quanta abnegazione, quanto lavoro e quante nottate hanno portato lontano il mio papà da tutti noi. Nonostante ciò l’ho sempre ammirato e continuo a farlo con abnegazione e amore filiale.
Cara professoressa (adesso parlo io in prima persona) sotto quella divisa da lei tanto disprezzata ci sono uomini e donne che operano con sacrifici e immensa passione, amore e umiltà verso i più deboli.

Nei giorni scorsi, ho letto due lettere. Mi sono immedesimata in questi due ragazzi. Ve le ripropongo, nell’auspicio che si capisca, finalmente, che non si può più oltrepassare il limite. Ci vuole rispetto nelle parole e nei fatti!

Il primo scritto è di Michele Fezzuoglio. Nel 2006, aveva solo sei mesi quando il padre Donato, Carabiniere Scelto, fu ucciso nel tentativo di sventare una rapina. Il piccolo, venuto a conoscenza dell’augurio di morte rivolto da un’insegnante di Torino alle forze dell’ordine, ha scelto di rispondere con una lettera pubblica.

“Buonasera prof, mi chiamo Michele, non le nascondo che sono un po’ arrabbiato con lei. Oggi le faccio conoscere qualcosa di me e del posto dove vivo. Mi stringa forte la mano, ci troviamo ad Umbertide esattamente in via Andreani, si guardi intorno, osservi com’è tranquilla la cittadina. 12 anni fa alla sua destra c’era una banca, scattò l’allarme per rapina, arrivò la pattuglia del 112, i due carabinieri corsero in aiuto a cittadini in pericolo. Alcuni rapinatori rimasti fuori spararono alle spalle di papà e morì. Mi stringa la mano e si guardi intorno, li c’è una targa con delle corone, lì invece una fioriera voluta da tanta gente di cuore con disegnato il tricolore. Venga andiamo in via xxxxxxx, in questa casa ci abito con la mamma, la osservi, sopra quel mobile c’è un berretto, lo stesso che era sopra la bara avvolta nel tricolore il giorno del funerale di mio padre, guardi quante foto, attestati ed encomi, sono tutti di mio padre, li ha ricevuti sia in vita che dopo. Senta anche che silenzio, se ci fosse stato papà sarebbe stata una casa rumorosa, avrei avuto un fratello o una sorella o entrambi. Venga prof, le faccio vedere dove dormiva mio padre, il suo armadio, le sue cose. Guardi queste scatole, sono piene di lettere, scritte da tanti Italiani per dimostrare affetto a mio padre, all’Arma dei Carabinieri alla mia famiglia, ma soprattutto a me che allora avevo solo 6 mesi. Ora la porto nella mia seconda casa. Ci dobbiamo spostare di qualche chilometro, nella zona dove abitano i miei nonni materni. Mio padre diceva che in quei posti c’era pace. Intanto lei osservi quanto è bella la mia Umbria. Siamo arrivati, si è resa conto che siamo in un cimitero? Eccola la mia seconda casa. Ora le racconto alcuni episodi, avevo 4 anni e mezzo quando ho imparato a leggere i nomi scritti in stampatello sulle lapidi dei defunti. Qui sono arrivato in bici per mostrarla a mio padre, ancora, le dirò di quando sono entrato con 2 papere, con il cane, ho portato disegni e oltre i fiori porto regali. Prof ora le chiedo di poggiare la sua mano su questa tomba, pensi il freddo delle mie labbra quando bacio papà. Quante cose avrei da raccontarle prof, faccio tanti chilometri in giro per l’Italia per parlare di lui, faccio tanto fatica a scuola quando in alcuni periodi sento di più la sua assenza, fortuna i suoi colleghi insegnanti capiscono quell’alunno che a volte si distrae per non piangere o che ride per soffocare un brutto pensiero. Basta prof, la lascio tornare a casa, nel tragitto rifletta della lezione noiosa. Quando è arrivata guardi negli occhi suo padre e lo abbracci….Intanto io scrivo al Ministro, non per farla punire, ma per darle dei consigli. Vorrei mai più manifestazioni che incitano violenza, chi parla dovrebbe evitare parole che uccidono quanto quel proiettile di kalashnikov sparato alle spalle di quel carabiniere che per me voleva un mondo a colori…. Arrivederci prof…Buon rientro”.

L’altra missiva è stata scritta da una ragazza, figlia di un poliziotto.

“Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell'ordine. Tu che gli urli "dovete morire", vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa. Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c'erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c'erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori? Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone. Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo. C'è chi della propria divisa ne fa un abuso, come ovunque c'è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa. Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti. Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/ fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi sono la vita”.

È vero. Si tratta di uomini, i nostri padri, che per noi sono la vita. Ci hanno generato e insegnato cosa vuol dire il ‘’RISPETTO’’ per il prossimo, per le leggi dello Stato, la Costituzione italiana, la legalità e la ‘’DIVISA’’.

Grazie papà......

lunedì 26 febbraio 2018

Intelligence e sicurezza. Evento a Catanzaro


“L’intelligence, rappresenta uno strumento necessario per la sicurezza della democrazia”. È quanto ha dichiarato il professor, Mario Caligiuri, a margine di un evento didattico che si è tenuto, nei giorni scorsi, all’Università Magna Graecia di Catanzaro.
Nell’ambito del Corso di perfezionamento in “Criminologia e Ricerca sociale” dell’ateneo catanzarese, è stato presentato l’ultimo lavoro editoriale di Caligiuri “Intelligence e magistratura. Dalla diffidenza reciproca alla collaborazione necessaria”, edito da Rubbettino.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’associazione forense “Diritto di difesa” e accreditato presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro.
A portare i saluti sono stati Geremia Romano, direttore del dipartimento di Scienze Giuridiche dell’ateneo e Paolo Piccinini, segretario dell’associazione “Diritto di difesa”.
“E’ un’iniziativa di cui siamo molto orgogliosi, anche perché il tema dell’intelligence – ha ricordato Romano – si collega con gli interessi delle scienze giuridiche e di quelle sociologiche che, insieme a quelle  economiche, rappresentano le tre anime del nostro Dipartimento”.
Moderati da Luigi Mariano Guzzo, dottorando di ricerca in Diritto ecclesiastico, i lavori sono stati introdotti da Cleto Corposanto, direttore del Corso in “Criminologia e Ricerca sociale”, che ha ricordato il merito di Mario Caligiuri di “essersi adoperato, da anni, per  fare assumere all’intelligence la dignità di disciplina accademica”.
La prima relazione è stata svolta da Francesco Iacopino, penalista del foro di Catanzaro seguita da quella di Domenico Guarascio, sostituto procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese.
Secondo Iacopino, “è importante una riflessione collettiva sull’Intelligence, nella consapevolezza che Intelligence e magistratura hanno la loro precisa e distinta autonomia“. Bisogna superare – ha dichiarato – un’impostazione ‘carcerocentrica’ in cui si ritiene erroneamente che maggiore sicurezza si possa assicurare solo con maggiore ricorso agli arresti”.
Il procuratore Guarascio ha poi sottolineato che “pur essendo necessaria un’osmosi costruttiva tra Intelligence e magistratura, l’unica collaborazione che può verificarsi è quella culturale e formativa, avendo riguardo della diversa geometria dei poteri nella democrazia costituzionale”.
Nel tirare le somme conclusive del simposio, Mario Caligiuri ha messo in evidenza che con questa iniziativa si “rafforzano ulteriormente i collegamenti tra le università calabresi. Per anni l’Intelligence – ha affermato – è stata vista come un luogo oscuro dello Stato. Rappresenta, invece, uno strumento necessario per la sicurezza della democrazia. Intelligence e magistratura sono ambiti distinti che possono trovare forme di collaborazione per contrastare efficacemente le mafie e il terrorismo islamico, che rappresentano pericoli gravissimi per le democrazie”.